Cronaca » Politica

Sabato 13 Ottobre 2018 - ore 08:26

Dal Consiglio Comunale / Vaccinazioni, no autodichiarazioni nei servizi comunali

L’assessore Cavazza ha risposto all’interrogazione delle consigliere Venturelli e Baracchi del Pd. Il Comune è contrario all'auyocertificazione. Sì del Consiglio comunale all’ordine del giorno proposto da Andrea Galli (Forza Italia). “Opporsi a una decisione politica e non scientifica del Governo nazionale”.

Per l’anno scolastico 2018/19 nei nidi e nelle scuole d’infanzia del Comune di Modena non sono state accettate autodichiarazioni sull’obbligo vaccinale. Per essere ammessi alla frequenza è necessario essere provvisti di certificazione di avvenuto completamento delle vaccinazioni o di appuntamento per il completamento delle stesse. È quanto ha spiegato l’assessore alla Scuola Gianpietro Cavazza premettendo che affrontando il tema “l’amministrazione comunale ha cercato innanzitutto di mettersi dalla parte dei più deboli, garantendo il diritto alla salute, all’istruzione e alla privacy e il diritto all’ascolto delle esigenze delle famiglie”. L’assessore ha risposto giovedì 11 ottobre in Consiglio comunale all’interrogazione su “Caos autocertificazioni dei vaccini” delle consigliere del Pd Federica Venturelli e Grazia Baracchi.

Lo ha sottolineato l’assessore alla Scuola Gianpietro Cavazza, giovedì 11 ottobre in Consiglio comunale rispondendo all’interrogazione su “Caos autocertificazioni dei vaccini. La situazione nelle scuole modenesi” delle consigliere del Pd Federica Venturelli e Grazia Baracchi. L’interrogante ha ricordato come nel decreto Milleproroghe sia previsto il rinvio di un anno dell’obbligo di vaccinazione dando ai genitori la possibilità di presentare un’autocertificazione, sottolineando che “il provvedimento lede i diritti dei più deboli” e “tutelare la salute dei bambini e proteggere quelli malati è un dovere delle istituzioni”. All’assessore ha chiesto “se ritiene l'autocertificazione sull'obbligo vaccinale valido riconoscimento all’iscrizione e frequentazione scolastica; le azioni intraprese dal Comune in attuazione alla legge regionale sull’obbligo vaccinale; se durante i controlli sulle autodichiarazioni sono state riscontrate delle irregolarità; se sono previsti controlli anche nelle scuole comunali; se ritiene utile verificare la congruità all'assolvimento dell'obbligo vaccinale tramite l'archivio anagrafico regionale”.

L’assessore Cavazza ha fatto sapere che “non risultano controlli da parte dei Nas nei nidi e nelle scuole d’infanzia comunali e della Fondazione Cresci@mo, dove ad oggi non è stato sospeso alcun bambino, mentre le famiglie che non hanno ancora consegnato uno dei due documenti richiesti per la frequenza scolastica sono state sollecitate a farlo. Per le scuole d’infanzia statali, invece, i controlli sono di competenza dei dirigenti scolastici, così come nelle scuole d’infanzia private spettano ai gestori.

Per quanto riguarda le azioni intraprese dall’Amministrazione in attuazione della legge regionale sull’obbligo vaccinale per l’iscrizione ai nidi e gli aspetti procedurali, l’elenco di nuovi ammessi e già frequentanti è stato inizialmente inviato all’ufficio Asl competente per il confronto con l’anagrafe vaccinale. Le famiglie dei bambini non in regola sono state quindi contattate dal Settore e la documentazione successivamente da loro consegnata, inoltrata all’Asl per le verifiche. Le famiglie che non hanno rispettato la scadenza sono state contattate telefonicamente: diverse hanno regolarizzato la posizione, una sola ha rinunciato al posto e le restanti sono risultate in ritardo sul calendario vaccinale data la piccola età dei bambini.

Analogo percorso è stato adottato per le scuole d’infanzia comunali e della Fondazione Cresci@mo.

Il 29 agosto, nell'imminenza dell'inizio dell'anno scolastico, la Giunta Regionale ha deliberato una normativa più restrittiva e cogente prescrivendo la sospensione degli inadempienti agli obblighi vaccinali, cioè sprovvisti di certificazione di avvenuto completamento delle vaccinazioni o di appuntamento per il completamento delle stesse. “Come amministrazione – ha continuato Cavazza - abbiamo quindi provveduto a sollecitare le famiglie con bambini risultanti non ancora in regola e ad oggi siamo in attesa della documentazione da parte di un numero ristretto di famiglie”.

Affrontando la questione, l’assessore ha anche sottolineato di aver incontrato rappresentanti dei No Vax e di aver accolto le sollecitazioni sollevate in materia di privacy e che tutto l’iter procedurale sull’obbligo vaccinale per quanto riguarda le strutture comunali è rimasto in capo all’amministrazione con attenzione particolare al rispetto anche a tali aspetti.

Cavazza ha infine annunciato che per venerdì 12 ottobre, “a quasi un mese dall'apertura delle scuole”, è in programma una conference call tra Regioni e Ministero per chiarire ciò che ancora appare non definito rispetto a quanto previsto sull'obbligo vaccinale dal decreto mille prororoghe.

Soddisfatta della risposta la consigliera Venturelli che ha osservato che la posizione dell’Amministrazione “garantisce il diritto alla salute e all’inclusione di tutti i bambini e che l’autocertificazione è una pratica inquietante”. La consigliera ha sottolineato che “i falsi miti e la pseudo scienza stanno trasformando una delle maggiori scoperte della medicina in una pratica guardata con sospetto. L’antidoto sono il dialogo e la buona informazione”.


VACCINI / - IL COMUNE È CONTRARIO ALL’AUTOCERTIFICAZIONE

Sì del Consiglio comunale all’ordine del giorno proposto da Andrea Galli (Forza Italia). “Opporsi a una decisione politica e non scientifica del Governo nazionale”

“Opporsi alla volontà del Governo di consentire ai genitori l’iscrizione a scuola dei loro figli presentando una semplice autocertificazione che attesti l’adempimento dell’obbligo vaccinale”. È quanto chiede al Comune l’ordine del giorno presentato da Andrea Galli, FI, nella seduta di giovedì 11 ottobre e approvato con il voto a favore di FI, Pd, Art.1-Mdp-Per me Modena. Contrari Lega nord e Movimento 5 stelle.

L’ordine del giorno riafferma in premessa la “necessità di mantenere alto il livello di copertura vaccinale per garantire la salute e la salvaguardia di tutti i bambini, soprattutto quelli più fragili”, e ricorda che l’obbligo di presentare i documenti dell’Ausl sulle vaccinazioni, “giustamente introdotto dall’ex ministra Lorenzin, era stato a suo tempo criticato solo sulla base di tesi ascientifiche e oscurantiste”. Il Consiglio esprime, quindi, “il proprio disappunto per un provvedimento che non si può che definire demagogico e addirittura ipocrita” e sottolinea la preoccupazione che l’autocertificazione, “anche con i controlli a campione promessi, sia solamente un modo per eludere un obbligo che tutti sanno fondamentale”.

Il documento invita dunque il Comune a opporsi alla possibilità di autocertificazione e ribadisce che “i genitori che non vogliono vaccinare i loro figli non possono nascondersi dietro un’autocertificazione che lascia spazio a un’obiezione di coscienza mascherata: chi non vuole vaccinare i propri bambini si deve prendere anche la responsabilità di non iscriverli in scuole dove tutti gli altri alunni si sono fatti carico del dovere civile e personale di proteggere se stessi e i propri compagni da malattie gravi”.

VACCINI - IL DIBATTITO IN CONSIGLIO COMUNALE

Diversi i consiglieri intervenuti prima dell’approvazione dell’ordine del giorno

L’ordine del giorno che si oppone alla possibilità di autocertificare l’assolvimento dell’obbligo vaccinale, presentato in Consiglio comunale dal capogruppo di Forza Italia Andrea Galli, è stato approvato con il voto a favore di FI, Pd, Art.1-Mdp-Per me Modena. Contrari Lega nord e Movimento 5 stelle.

 “L’utilità dei vaccini dovrebbe essere un concetto ormai acquisito e scontato – ha affermato Galli nel presentare il documento – ma purtroppo oggi non lo è più. L’equivoco degli ultimi due anni forse nasce dall’aumento del numero di vaccinazioni obbligatorie, ma una cattiva informazione ha fatto il resto. Penso che sia necessario dare un’informazione corretta”. Per Adolfo Morandi il diritto alla salute “è fondamentale e quindi lo è anche l’obbligo di vaccinarsi. L’autocertificazione è possibile se riguarda dati già depositati e se non crea danni ad altri. In questo caso invece rischia di creare danni importanti: sono state già trovate attestazioni false quindi di irresponsabili ce ne sono, per quanto pochi, e dobbiamo evitare che questi episodi si ripetano”.

Per Tommaso Fasano, Pd, la posizione della ministra Grillo non è chiara: “Afferma che la vaccinazione per il morbillo rimane obbligatoria mentre l’esavalente, che copre malattie potenzialmente letali, no e introduce il concetto confuso di obbligo flessibile che impone di vaccinare solo dove l’immunità di gregge non è garantita. Mentre rimane inascoltato l’appello degli scienziati e non si considera il fatto che ancora oggi con le vaccinazioni, per esempio contro il papilloma virus, si scrivono pagine esaltanti per la medicina”. Per Chiara Susanna Pacchioni, permettere l’autocertificazione responsabilizza le persone ma in questo caso specifico “in gioco c’è il bene sommo della salute collettiva: la sanzione per la falsa autocertificazione non evita il danno e non possiamo correre il rischio che alcuni, per quanto pochi, certifichino il falso. L’obbligo al momento è necessario, anche se non ci esime dal cercare di convincere le persone che queste misure sono corrette”. Grazia Baracchi ha invece sottolineato come “ancora una volta, il Governo non abbia chiara la tempistica necessaria: fin dall’estate i presidi avevano chiesto chiarimenti per dare informazioni corrette alle famiglie prima dell’inizio della scuola, ma l’incontro con il ministero è adesso”.

Luigia Santoro, Lega nord, ha affermato di non voler mettere in dubbio “l’utilità delle vaccinazioni”, contestando invece il fatto che l’ordine del giorno “metta in dubbio l’autocertificazione e quindi la buona fede di chi la presenta. L’autocertificazione però – ha proseguito – è utilizzata in molti ambiti, dall’anagrafe al fisco, e quindi non ha senso diffidarne solo in questo campo. Sono d’accordo sull’obbligo vaccinale ma non sul fatto che un bambino per cui è stata è fatta un’autocertificazione non possa accedere a scuola”.

Secondo Paolo Trande, Art.1-Mdp-Per me Modena, “nessuno può avere dubbi sul profilo di sicurezza e di qualità dei vaccini. Questa è una certezza che nel resto del mondo non viene messa in discussione dalla politica: i politici chiedono un parere agli scienziati e poi adottano le decisioni conseguenti”. Per il consigliere “educazione e convincimento dei cittadini sono necessari e, purtroppo, la confusione generata in questi anni non ha aiutato la comprensione. Per questo l’obbligatorietà è necessaria e averla attenuata è stato un errore. L’ordine del giorno ribadisce che uno Stato serio assume decisioni e fornisce gli strumenti per applicarle. Non si inventa vie di fuga come le autocertificazioni”.

Mario Bussetti, M5s, ha contestato che l’autocertificazione “miri all’eliminazione dell’obbligo vaccinale”, dichiarando però di essere consapevole che “il prolungamento del termine non è stato probabilmente la scelta più felice e ha generato confusione”. Ricordando infine che “l’unico testo di legge depositato a firma del nostro movimento non denigra i vaccini”, ha ribadito “la fiducia nella strategia vaccinale”.

Favorevole all’obbligo vaccinale, “che risponde a un superiore interesse collettivo”, Antonio Montanini, CambiaModena ha osservato che se è possibile e utile fornire autocertificazioni su atti verificabili perché già depositati, come quelli anagrafici, “non si può fare lo stesso per una situazione che non sia già certificata: io non posso semplicemente affermare che un palazzo rimarrà in piedi se prima non lo ha già detto un ingegnere. Quindi, per quale motivo posso affermare di aver vaccinato mio figlio invece di presentare i certificati dell’Ausl come fanno tutti gli altri?”.


GARAGE FERRARI - IN CORSO ATTI PER IL PASSAGGIO DI PROPRIETÀ

Scaduto il termine per demolire o presentare un progetto edilizio in sanatoria dal privato; entro Natale in Consiglio la delibera sulle sorti dell’immobile

È scaduto lo scorso 2 ottobre il termine di 90 giorni concesso alla proprietà nell’ordinanza per demolire o presentare un progetto edilizio in sanatoria per il Garage Ferrari. L’Amministrazione sta procedendo con gli atti necessari al passaggio di proprietà a titolo gratuito al Comune di Modena ed entro l’anno verrà portata in Consiglio la proposta di deliberazione che definirà le sorti dell’immobile.

Lo ha annunciato l’assessore all’Urbanistica Anna Maria Vandelli nella seduta del Consiglio comunale di giovedì 11 ottobre rispondendo alle due interrogazioni presentate da Luigia Santoro della Lega Nord e da Elisabetta Scardozzi del M5s.

La consigliera Santoro ha chiesto, in particolare, a che punto è la situazione e quale soluzione l’Amministrazione “intende mettere in atto per risolvere questo annoso contenzioso”. La consigliera Scardozzi ha invece chiesto quali sono le motivazioni che hanno portato il sindaco alla decisione di firmare il protocollo di intesa per il trasferimento dell’immobile al patrimonio dell’Amministrazione, “operazione che di fatto pare ledere gli interessi privati di cittadini che hanno avuto varie sentenze a proprio favore (mai messe in atto) in virtù di un interesse pubblico (un parcheggio) non così evidente”. Ha inoltre domandato perché si dovrebbe disporre all’acquisizione a patrimonio comunale quando non si ha certezza della sostenibilità e fattibilità economica dello spazio, se l’Amministrazione ha intenzione di mantenere in proprio la gestione del garage o di affidarla a soggetti terzi e in che modalità, e se si sia tenuto conto “che tale decisione, assunta senza avere la certezza che l’edificio potrà essere trasformato (delibera che sarà posta ai voti in una successiva seduta del Consiglio comunale) comporterà, nel caso di un voto contrario, l’abbattimento dell’immobile con spese a carico dell'Amministrazione e quindi della collettività modenese”.

L’assessora ha ricordato che il Consiglio di Stato, con sentenza del 2 gennaio 2018, ha confermato la sentenza del Tar di Bologna nella parte in cui ha dichiarato la nullità della sanzione sanante emessa dal Comune e ha espressamente sancito che l’immobile non deve per forza essere demolito, lasciando ancora margini di intervento al Comune. “Le sentenze a volte piacciono e a volte no – ha affermato Vandelli – ma anche se non si condividono si rispettano. Con il protocollo d’intesa sottoscritto tra Comune, Piero Ferrari e B.A. Service srl a inizio agosto abbiamo preso atto dell’anticipazione della volontà del privato di non procedere alla demolizione e di non presentare alcun progetto di sanatoria relativa al Garage Ferrari. Il privato ha espresso accettazione rispetto al fatto che, allo scadere dei termini, l’Amministrazione acquisisca il bene a patrimonio della città, come previsto dalle normative, ma sui danni diretti o indiretti, compreso il costo di demolizione, deve comunque rispondere lui”.

L’assessora ha spiegato che, “il prossimo atto di tipo amministrativo è l’accertamento da parte degli uffici comunali della mancata demolizione, cui seguirà la trascrizione del verbale nei pubblici registri immobiliari per il passaggio di proprietà all’Amministrazione. Una volta acquisita l’opera, per legge, è prevista la demolizione con ordinanza dello Sportello unico per l’edilizia a spese dei responsabili dell’abuso, salvo che con deliberazione consiliare non si dichiari l’esistenza di prevalenti interessi pubblici e sempre che l’opera non contrasti con interessi urbanistici o ambientali. L’immobile, per sua funzione e destinazione, credo debba essere sottoposto a studio – ha quindi proseguito – e l’impegno della Giunta è quello di far predisporre agli uffici una relazione tecnica e finanziaria per verificare costi/benefici che deriverebbero all’Amministrazione dall’acquisizione del bene (ci sono anche affitti attivi che rappresenterebbero delle entrate) e se sussista l’interesse pubblico a mantenere in loco un parcheggio da destinare a residenti o altri soggetti, come pare a una prima disamina e come emerge dalla storia di questo fabbricato”. L’assessora ha infatti sottolineato che “siamo nella fase di elaborazione del Pums e si stanno valutando tutta una serie di soluzioni per la mobilità sostenibile, come corsie riservate per il trasporto pubblico e percorsi ciclabili, che non possono che passare attraverso la riduzione dei parcheggi su strada e, di conseguenza, la loro collocazione in strutture pubbliche”. Vandelli ha quindi concluso evidenziando che “la normativa è molto chiara nel dire che spetta poi alla politica valutare se c’è un interesse pubblico a evitare la demolizione e se non ci sono contrasti con interessi urbanistici”.

OK A FUSIONE DI LEPIDA E CUP2000: NASCE IL POLO DELL’ICT

Il Consiglio ha approvato l’operazione di razionalizzazione della Regione

Via libera del Consiglio comunale di Modena alla fusione per incorporazione di Cup2000 in Lepida spa, l’operazione voluta dalla Regione Emilia-Romagna, che detiene oltre il 99 per cento delle azioni di Lepida, per una razionalizzazione delle proprie società “in house” con l’obiettivo di costituire un polo aggregatore dello sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione regionale.

Lepida è la società creata per la realizzazione e la gestione della rete regionale a banda larga delle pubbliche amministrazioni e la fornitura dei relativi servizi di connettività, mentre Cup2000 gestisce le soluzioni digitali per il servizio sanitario regionale: dai servizi dei Centri di prenotazione al fascicolo sanitario elettronico.

L’operazione, illustrata dall’assessora alla Smart City Ludovica Carla Ferrari, è stata approvata con il voto a favore di Pd e Art.1 – Mdp – Per me Modena e l’astensione di FI, M5s, CambiaModena e Lega nord, e prevede anche la contestuale trasformazione di Lepida in società consortile per azioni. Approvato anche il nuovo statuto della società.

Il Comune di Modena possiede una sola azione di Lepida, dal valore nominale di mille euro che rappresenta una quota dello 0,0015 per cento della società. La nuova Lepida continuerà a svolgere attività che rientrano nelle finalità istituzionali delle pubbliche amministrazioni socie. I revisori dei conti hanno espresso parere favorevole alla proposta di delibera.

Luca Fantoni del M5s ha evidenziato che “la vera discussione su questa fusione è della Regione che ha in mano circa il 95 per cento delle azioni in modo diretto e di circa il 4 per cento attraverso Ausl ed enti subordinati La fusione ha senz’altro aspetti positivi, ma alcuni punti sono rimasti in sospeso: ad esempio il passaggio alla società consortile sgraverebbe l’ente nascente di quasi 9 milioni di Iva che non si sa dove vadano a finire in quanto manca un preciso piano economico-finanziario”.

Anche Adolfo Morandi di FI ha espresso qualche dubbio: “Quando fu costituita, Lepida spa aveva l’obiettivo non solo della gestione dei servizi degli Enti, ma anche dello sviluppo infrastrutturale delle reti digitali a fibra ottica per fornire servizi alla collettività, anche per attività private. È comprensibile l’esigenza di dare maggior respiro nei servizi e nello sviluppo dell’attività, ma i dubbi che possono venire sono relativi al fatto che le due società hanno avuto un proprio iter organizzativo-funzionale, e uno sviluppo della propria attività e delle procedure informatiche completamente slegato”.

Marco Forghieri del Pd ha parlato di una “operazione semplice in un quadro complesso. Qui si è scelta la fusione tra le varie opzioni e credo sia la scelta migliore. A prescindere dal merito della delibera – ha proseguito il consigliere – penso però sia importante procedere con un timing piuttosto serrato per essere in grado di fare quanto ci viene chiesto entro il 31 dicembre: mettere ordine alla galassia delle partecipate e provare a ottenere risparmi ed efficienze. Stiamo aspettando i decreti delegati che definiscano quali sono i settori nei quali i Comuni possono continuare a investire, speriamo che dopo la finanziaria esca qualcosa”.

L’assessore Ferrari nella replica ha evidenziato che “il Comune è chiamato ad esprimersi anche se la partecipazione in Lepida è simbolica: ha il significato di essere insieme a Regione e Ausl nella gestione dei servizi legati alle innovazioni tecnologiche e alla connettività, in un quadro di beneficio pubblico. In altre Regioni – ha proseguito – queste politiche non sono regolate dal pubblico e non sempre quindi sono a vantaggio dei cittadini. Con Lepida stiamo inoltre lavorando anche per portare la fibra ottica nelle frazioni”. L’assessora ha infine ricordato che, con l’operazione, “si parla di fusione, quindi di riduzione delle partecipate, perseguendo obiettivi equilibrati di efficientamento della Pubblica amministrazione”.

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