Cronaca » Politica

Giovedì 13 Luglio 2017 - ore 21:04

Dal Consiglio Comunale / Si all'ampliamento della casa di cura Hesperia Hospital

Approvata all’unanimità una delibera sul permesso di costruire convenzionato alla struttura ospedaliera. Verranno realizzati nuovi ambulatori e depositi

La casa di cura Hesperia hospital in via Arquà 80 si amplierà con nuovi ambulatori e depositi al piano terra e primo del fabbricato esistente. Il Consiglio comunale, nella seduta di oggi, giovedì 13 luglio, ha approvato all’unanimità il permesso di costruire convenzionato che dà il via libera all’ampliamento, illustrato dall’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli.

“L’intervento – ha affermato l’assessora presentando la delibera – è indubbiamente di pubblico interesse, in quanto la casa di cura Hesperia hospital fornisce un servizio indispensabile per l’intera città di Modena e non solo. L’ampliamento consente di migliorare la risposta sanitaria della clinica con conseguente aumento delle prestazioni e dei servizi sanitari offerti mediante realizzazione di nuovi ambulatori, aumento degli spazi disponibili per le attese e nuovi depositi a supporto dell’attività sanitaria”. Vandelli ha spiegato che l’ampliamento della struttura ospedaliera esistente è stato infatti richiesto “per rispondere al crescente trend dell’attività ambulatoriale, strettamente correlata al costante aumento di collaborazione richiesto dall’Ausl di Modena, nonché all’aumento di apparecchiature elettromedicali in dotazione ai vari reparti della clinica, in particolare quello operatorio”.

Il progetto dell’Hesperia hospital non configura una variante al Piano particolareggiato di iniziativa pubblica della zona, ma solo un aggiornamento planivolumetrico, in quanto l’ampliamento (di circa 11x14 metri) ricade al di fuori della sagoma dell’edificio previsto dal piano ma non modifica né altera l’impianto urbanistico generale né la configurazione morfologica d’insieme, e non incide sul dimensionamento globale dell’insediamento e sulle dotazioni territoriali.

Al piano terra dell’ampliamento, in particolare, verranno realizzati nuovi ambulatori e aumentati gli spazi disponibili per le attese, in modo da migliorare la qualità dell’offerta sanitaria complessiva; mentre al primo piano è prevista la realizzazione di nuovi depositi e l’aumento della superficie dei locali di servizio a supporto dell’attività chirurgica, il tutto per dare la possibilità di collocare in luogo apposito e sicuro molte attrezzature, tecnologie e apparecchiature elettromedicali che ora trovano sede sparsa all’interno della struttura e spesso anche nei corridoi.

Sul tema è intervenuto Marco Chincarini di Per me Modena che ha evidenziato che “l’Hesperia ha tutto il diritto di aumentare le proprie superfici, investendo per espandere il proprio businnes, ma allo stesso tempo – e ne abbiamo parlato non più di un mese fa – è in corso una vertenza perché punta a tagliare lo stipendio dei lavoratori passando parte del personale a una cooperativa”.

Marco Malferrari di Art.1 – Mdp ha parlato di “delibera di carattere tecnico che va trattata per quello che è, a vantaggio di tutta la città”. Il consigliere ha però sottolineato che “questa può essere comunque l’occasione per ribadire che, come Consiglio comunale, ci impegniamo a tenere d’occhio la situazione per la tutela dei lavoratori, che ci risulta ancora in stallo”.

Anche Tommaso Fasano del Pd è intervenuto sulla questione esprimendo l’auspicio che “si vada verso una maggiore stabilità per i lavoratori e per la società” anche alla luce di questo ampliamento: “si tratta – ha concluso – di una attività imprenditoriale solida e importante per la città”. Diego Lenzini ha inoltre evidenziato che “nel caso l’ampliamento sia volto a un miglioramento dei servizi già esistenti, ciò può portare a un miglioramento dell’attività di chi lavora all’Hesperia e di chi usufruisce del servizio dell’ospedale in degenza. L’ampliamento – ha aggiunto – è positivo anche nel caso sia volto ad aumentare i servizi, ciò porterebbe a un aumento di lavoro e a una diminuzione del rischio della riduzione di personale”.


 INCIDENTE STRADA ALBARETO, ORA L'AREA È TRANSENNATA

L’assessore Giacobazzi ha risposto all’interrogazione di Stella (Art.1 – Mdp) sull’episodio che ha visto ferito un ragazzo di 12 anni in bicicletta

“Facciamo i migliori auguri di pronta guarigione al ragazzo rimasto coinvolto nell’incidente in bicicletta su strada Albareto: si tratta di un tratto di area non stradale; se fossero rimaste le protezioni allestite da Cepav probabilmente l’incidente non si sarebbe verificato. Non è del Comune, ma abbiamo transennato l'area ”.

Lo ha detto l’assessore alla Mobilità Gabriele Giacobazzi nella seduta del Consiglio comunale di oggi, giovedì 13 luglio, rispondendo all’interrogazione di Vincenzo Walter Stella di Art.1 – Mdp.

Il consigliere ha riportato l’episodio dello scorso 2 giugno dell’incidente di un dodicenne in bicicletta su strada Albareto che percorrendo la strada in direzione Modena, poco prima dell’attraversamento dell’alta velocità, “infilava con la ruota anteriore della sua bicicletta una profonda feritoia a margine della strada non segnalata e completamente nascosta dall'erba”. La feritoia – si legge nel documento – lunga poco meno di un metro, “si trova nel tratto fra la fine del tombamento in cemento armato del fossato stradale e l'inizio di un accesso privato” e “per collocazione e dimensioni risulterebbe pericolosa anche per gli automezzi”. Il consigliere ha inoltre evidenziato che “identica pericolosa situazione” si ritrova dopo circa un centinaio di metri e anche sulla carreggiata opposta. Stella ha quindi chiesto “come mai non è mai stata presa in seria considerazione la messa in sicurezza degli utenti stradali da un simile pericolo”, quali provvedimenti s'intendono prendere e se non è il caso di fare verifiche tecniche in quella e altre strade.

Giacobazzi ha spiegato che l’incidente si è verificato in corrispondenza di un’opera di copertura di fossato che costeggia strada Albareto, dove è presente un’interruzione tra due tratti tombati. “Una parte – ha proseguito – è stata tombata parecchi decenni fa e termina presso l’ingresso di un privato, l’altro è stato effettuato contestualmente ai lavori dell’alta velocità. L’opera è stata realizzata da Cepav e non è ancora stata presa in carico dal Comune, che potrà farlo solo dopo il passaggio di consegne. Il motivo dello spazio libero lasciato tra due tronchi tombati è stato chiesto a Cepav che ancora non ha fornito risposte, ma probabilmente è stato fatto per evitare incongruenze tra due manufatti differenti per epoca e geometrie”.

L’assessore ha poi spiegato che a seguito dell’incidente il Comune è intervenuto immediatamente per transennare l’area: “Apprendo ora – ha precisato – che l’intervento non è ritenuto sufficiente. Abbiamo molte strade comunali affiancate da fossati – ha aggiunto – e pur trattandosi di situazioni differenti anche questi possono rappresentare un pericolo”.

Nella replica, il consigliere ha espresso perplessità: “Ci sono probabilmente questioni di competenza e di mancato passaggio di consegne dell’opera compiuta, ma ad esempio la presenza di erba ha mascherato un grave pericolo. È difficile giustificare il fatto dicendo che ci sono manufatti differenti – ha proseguito – uno stacco del genere è comunque pericoloso, anche per eventuali automezzi che potrebbero voler sostare in piazzola, tant’è che in passato erano stati posizionati new jersey. Non ritengo sufficiente aver messo in quel punto qualche transenna: il Comune deve intervenire per evitare che altri malcapitati si possano far male”.

SETA, GIACOBAZZI: “IMPEGNO PER FAR PROSEGUIRE LA TRATTATIVA”

L’assessore ha risposto all’istanza di Galli (FI) sulla sospensione di dipendenti che non hanno fatto straordinario. “L’armonizzazione è condizione per affrontare il mercato”

"Tra la dirigenza e i lavoratori di Seta è in corso una trattativa sindacale e l’Amministrazione ha fatto tutto il possibile affinché le parti continuassero la discussione per arrivare a una armonizzazione del trattamento dei lavoratori nelle singole sedi, condizione essenziale per poter affrontare mercato e partecipare alle gare di appalto. Non buttiamola in politica perché non aiuta a raggiungere l’obiettivo, credo condiviso, della pace sociale nell’azienda”.

Lo ha detto l’assessore alla Mobilità del Comune di Modena Gabriele Giacobazzi nella seduta del Consiglio comunale di oggi, giovedì 13 luglio, rispondendo all’interrogazione trasformata in interpellanza di FI illustrata da Andrea Galli sulla situazione tra i dipendenti e la dirigenza Seta.

Il consigliere ha riportato la notizia che oltre 40 dipendenti di Seta si sarebbero visti recapitare una lettera di sospensione per essersi rifiutati di effettuare dello “straordinario obbligatorio”, vietato dallo Statuto dei lavoratori se non in casi assolutamente straordinari. “A Modena – ha affermato – non dovrebbero essere permessi comportamenti palesemente antisindacali da ‘Padroni delle Ferriere’ di ottocentesca memoria, soprattutto in un Azienda ‘comunale’. Galli ha quindi chiesto se l’Amministrazione è ancora socia di maggioranza di Seta, “se ritiene auspicabile un cambio di passo da parte di chi sta conducendo una politica talmente antisindacale da scontentare tutti; se è concorde con la politica intrapresa dalla dirigenza di Seta di taglio dei posti di lavoro, aumento delle ore di lavoro, taglio dei tempi accessori; se ritiene possibile che lo straordinario obbligatorio sia imposto senza riguardo a propri impegni famigliari o extralavorativi” e comunicato sui totem e non con comunicazione più diretta; e “se ritiene corretto in un azienda pubblica distribuire come premio di risultato 605 mila euro divisi tra gli oltre 1.000 dipendenti e 103 mila ai quattro dirigenti”.

L’assessore ha spiegato che “nella trattativa sindacale le parti fanno il loro mestiere e, dopo una proposta per un accordo dell’azienda, lo scorso 30 marzo, qualche giorno fa i sindacati hanno presentato una controproposta alla dirigenza, che la sta esaminando. A un primo sguardo – ha aggiunto – non pare però coerente con l’obiettivo dell’armonizzazione, che non è solo di Seta ma è condiviso dalla Regione e da tutti i soggetti coinvolti”.

Giacobazzi ha sottolineato che “il Contratto collettivo nazionale di lavoro firmato a fine 2015 prevede la possibilità di esigere in una settimana fino a 50 ore lavorative.

Queste esigenze straordinarie – ha continuato – sono state causate da una situazione di incremento del 44 per cento di malattie tra i lavoratori”. L’assessore ha poi precisato che “il Comune non è mai stato socio di maggioranza di Seta, ma possiede solo una quota dell’11-12 per cento”, che “non c’è alcun taglio del personale in quanto il saldo tra assunti e pensionamenti negli ultimi mesi vede un aumento di otto persone”, che sulla ripartizione dei premi di produttività esiste un accordo sindacale e che la comunicazione tramite totem è prevista dal regolamento “e nessuno prima d’ora si è mai lamentato per questa modalità”.

Sul tema è intervenuto Antonio Carpentieri del Pd, che ha sottolineato come “il primario interesse è che l’azienda dia un buon servizio ai cittadini, con la premessa del rispetto dei diritti e della qualità del lavoro dei dipendenti. È indispensabile però – ha aggiunto – che il Consiglio si tenga fuori dalle trattative tra le parti: non è utile a nessuno parteggiare per una parte rispetto all’altra. La scelta che le parti sociali hanno fatto qualche mese fa – ha detto ancora – è di uniformare diritti e doveri di tutti i lavoratori dei vari territori, così come è giusto che gli utenti abbiano più o meno lo stesso servizio in tutti i territori”.

Marco Cugusi di Art.1 – Mdp ha parlato di “problema che si protrae da troppo tempo: tanti gli scioperi e i segnali di malessere che non sono ancora risolti. Non dobbiamo entrare nella dinamica della trattativa – ha evidenziato – ma il ricorso massiccio agli straordinari fa si che la situazione straordinaria diventi ordinaria. Vista la situazione talmente incancrenita abbiamo proposto di utilizzare figura terza tra rappresentanti dei lavoratori e dell’azienda per mediare e consentire il funzionamento del servizio nell’interesse di chi lavora, di chi dirige e dei cittadini”.

Nella replica, Andrea Galli ha sottolineato che “non è possibile che i lavoratori aderiscano allo sciopero all’85 per cento a Modena. L’Amministrazione comunale di Modena non sarà proprietaria di maggioranza, ma è il socio con la quota più alta e nomina il presidente”. Il consigliere ha inoltre aggiunto che “formalmente la contrattazione deve rimanere tra le parti, ma ci sono lavoratori che guidano autobus vecchi per 12-14 ore di fila, al di là di stare all’interno delle ore settimanali pattuite”, inoltre “quando lo straordinario obbligatorio è così frequente non è più straordinario e si tratta di utilizzo dello strumento per evitare di assumere”.

In chiusura di dibattito, l’assessore ha chiarito che “sono le parti a dover scegliere il ricorso all’arbitrato da parte di un soggetto terzo, non può farlo il Comune e i sindacati non hanno mai fatto cenno a questa ipotesi”. Giacobazzi ha infine escluso che “i dipendenti facciano 12-14 ore di fila di guida” come riportato dal consigliere Galli.

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