Cronaca » Politica

Giovedì 20 Aprile 2017 - ore 20:09

Dal Consiglio Comunale / ''il Senato approvi la legge sulla cittadinanza''

Sì dell'aula a due ordini del giorno, presentati da Pd e da Per me Modena e Art.1-Mdp per favorire l’integrazione dei minori stranieri nati in Italia. Mozioni e delibere discusse oggi.

Sollecitano l’approvazione definitiva della riforma della legge sull’acquisizione della cittadinanza che introduce lo “jus soli temperato” e lo “jus culturae”, i due ordini del giorno, proposti rispettivamente dal Pd e da Per me Modena e Art.1-Mdp, approvati dal Consiglio comunale di Modena nella seduta di oggi, giovedì 20 aprile. Entrambi gli ordini del giorno hanno ottenuto il voto favorevole di Pd, Movimento 5 stelle, Per me Modena, Art.1-Mdp e di Giuseppe Pellacani (FI). Contrario Andrea Galli (FI) e astenuto Idea-Popolo e libertà.

La mozione del Pd, presentata in aula da Grazia Baracchi, invita inoltre l’Amministrazione modenese a far sì che i nuovi italiani siano accompagnati nell’iter burocratico attraverso la consulenza e l’assistenza negli sportelli comunali, in collaborazione con quelli sindacali, e a promuovere, come integrazione del percorso scolastico, iniziative a favore di tutti i minori finalizzate alla conoscenza e alla consapevolezza dei diritti e dei doveri legati alla cittadinanza e una giornata dedicata all’ufficializzazione dei nuovi cittadini.

L’ordine del giorno di Per me Modena e Art.1-Mdp, illustrato da Domenico Campana, pur sostenendo l’approvazione della legge, ne dà un giudizio “non del tutto positivo” non approvando l’inserimento dello jus culturae.

Entrambi gli ordini del giorno fanno riferimento alla campagna nazionale “L’Italia sono anch’io”, promossa in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia con l’intento di promuovere l’uguaglianza tra persone di origine straniera e italiana che vivono, crescono, studiano e lavorano in Italia e che ha lanciato la raccolta di firme per due leggi di iniziativa popolare sulla modifica dei requisiti per ottenere la cittadinanza. Oggi l’ottenimento della cittadinanza da parte di minori nati in Italia da genitori stranieri può avvenire solo dopo il compimento del 18° anno di età, entro il termine di un anno e dimostrando come requisito la residenza ininterrotta sul suolo italiano. I documenti ricordano inoltre che nel febbraio 2012 il Consiglio comunale approvò un ordine del giorno di adesione ai principi della campagna e che nella consigliatura in corso ne è stato approvato un altro per la cittadinanza onoraria alle bambine e ai bambini nati a Modena e in Italia da genitori stranieri residenti.

A ottobre 2015 la Camera ha approvato una riforma della legge sulle modalità di acquisizione della cittadinanza che è però ancora in attesa di discussione al Senato. La legge prevede l’introduzione dello “jus soli” temperato e dello “jus culturae”. In base al primo un minore può acquisire la cittadinanza, se c’è la volontà dei genitori e comunque entro i vent’anni, se nato in Italia e se almeno un genitore ha un permesso di soggiorno di lungo periodo o permanente. Nell’acquisizione della cittadinanza in base allo “jus culturae” assume invece un ruolo fondamentale il percorso formativo del minore che se non ha ancora 12 anni, deve aver frequentato la scuola italiana per almeno 5 anni (se si tratta del ciclo delle primarie è necessario anche l’esito positivo del percorso). Oltre i 12 anni occorre aver frequentato almeno un ciclo di studi e conseguito il titolo positivamente, oltre a 6 anni di residenza.

SBLOCCARE LA RIFORMA DELLA LEGGE SULLA CITTADINANZA

Lo chiede il Consiglio comunale con i due ordini del giorno approvati nella seduta di giovedì 20 aprile. Gli interventi dei consiglieri a sostegno della richiesta

L’approvazione definitiva della riforma della legge sull’acquisizione della cittadinanza che introduce lo “jus soli temperato” e lo “jus culturae” e che da oltre un anno è in attesa di discussione al Senato dopo il via libera della Camera dei deputati. È quanto chiedono i due ordini del giorno, proposti rispettivamente dal Pd e da Per me Modena e Art.1-Mdp, e approvati dal Consiglio comunale di Modena nella seduta di giovedì 20 aprile. Entrambi gli ordini del giorno hanno ottenuto il voto favorevole di Pd, Movimento 5 stelle, Per me Modena, Art.1-Mdp e di Giuseppe Pellacani (FI). Contrario Andrea Galli (FI) e astenuta Idea-Popolo e libertà.

Entrambi gli ordini del giorno fanno riferimento alla campagna nazionale “L’Italia sono anch’io”, promossa in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia con l’intento di promuovere l’uguaglianza tra persone di origine straniera e italiana che vivono, crescono, studiano e lavorano in Italia e che ha lanciato la raccolta di firme per due leggi di iniziativa popolare sulla modifica dei requisiti per ottenere la cittadinanza. La riforma prevede l’introduzione dello “jus soli” temperato e dello “jus culturae”. In base al primo un minore può acquisire la cittadinanza se nato in Italia e se almeno un genitore ha un permesso di soggiorno di lungo periodo o permanente. Nell’acquisizione della cittadinanza in base allo “jus culturae” assume invece un ruolo fondamentale il percorso formativo del minore per almeno cinque anni, se il minore non ha ancora 12 anni, o per almeno un ciclo di studi conclusosi con l’ottenimento del titolo se ne ha di più, oltre a 6 anni di residenza.

Nel dibattito che ha preceduto l’approvazione Domenico Campana (Per me Modena) ha definito “un compromesso” la legge, sulla quale non è possibile dare un giudizio “del tutto positivo” ma comunque “da approvare al più presto” è il commento di che ha criticato la possibilità di acquisire la cittadinanza sulla base dello “jus culturae” perché si dà al circuito della formazione un potere improprio quando si richiede che il bambino abbia svolto con successo il ciclo scolastico. Così si introduce un elemento di merito, ma i diritti non si meritano. Si riconoscono e poi si tutelano”.

Chiara Susanna Pacchioni, Pd, ha affermato che nella scuola la presenza di bambini stranieri nati in Italia “è ormai un dato strutturale. Questi bambini parlano la stessa lingua dei nostri e studiano la storia del nostro paese, ma questo non basta a farli uguali. Sono bambini sospesi, non del tutto italiani e non più appartenenti al loro paese d’origine ai quali è urgente garantire il pieno titolo di cittadine e cittadini”. Per Simona Arletti la legge attuale è “inadeguata rispetto al grande numero di ‘stranieri’ nati nel nostro Paese e rischia di creare ostacoli alla loro inclusione. Ma per governare al meglio la nostra comunità abbiamo bisogno di far sentire questi ragazzi modenesi a tutti gli effetti. Con questa riforma diamo loro un’occasione per sentirsi italiani”. “Con questo ordine del giorno – ha affermato Andrea Bortolamasi – noi chiediamo un diritto in più, raccogliendo tra l’altro le sollecitazioni di una campagna dal basso come L’Italia sono anch’io”. Per Grazia Baracchi, la previsione dello “jus culturae” è “un’opportunità in più: alla scuola non viene riconosciuto un potere ma un ruolo fondamentale nella crescita di questi ragazzi. Con gli strumenti che ha, e che certamente possono essere migliorati, la scuola cerca sempre di includere e mai di escludere”.

Per Marco Cugusi (Art.1-Mdp) anche questa legge, “frutto di compromesso, è meglio di nessuna legge”. Per il consigliere “raccogliere consensi opponendosi a qualsiasi forma di integrazione è un basso esercizio politico. Ma se si riesce a integrare le persone diminuiscono rabbia, violenze, insicurezze. Questo però è possibile solo facendo scelte culturali e politiche non di sicurezza”.  

Elisabetta Scardozzi, M5s, ricordando che in Italia vige il principio in base al quale la cittadinanza si acquista per jus sanguinis, ha affermato che questo fa sì che la cittadinanza “sia intesa alla stregua di un gene che si trasmette per via ereditaria e non per partecipazione quotidiana alla vita della società. È necessario dunque riscrivere la norma per includere chi è nato in Italia o qui ha compiuto il proprio percorso scolastico. Persone che in Italia hanno stabili progetti di vita e hanno intenzione di assumersi i diritti e i doveri di cittadino italiano”. Marco Bortolotti ha sottolineato che “pur vivendo in una società multiculturale non abbiamo ancora preso una decisione in merito. Quello che sta avvenendo quindi è importante perché parliamo di dignità delle persone ed è anche importante che ne discutiamo in Consiglio”.

Per Giuseppe Pellacani (FI), che ha dichiarato di esprimere una posizione personale, “non affrontare il fenomeno dell’immigrazione o farlo solo su basi ideologiche sarebbe un errore non solo politico ma storico, perché certi fenomeni non vanno osteggiati ma regolati. La realtà cambia e la legge si deve adeguare: i bambini di origine straniera nati in Italia non sono diversi dai nostri e devono avere una connessione reale tra il luogo dove risiedono e il diritto a considerarlo il proprio paese. negare a un bambino sostanzialmente italiano il diritto di cittadinanza è privarlo di un diritto della persona”.

“LIBERATE SUBITO IL GIORNALISTA GABRIELE DEL GRANDE” 

Il Consiglio approva ad unanimità una mozione urgente: Solidarietà al documentarista italiano e alla famiglia; pieno rispetto di diritti umani e convenzioni internazionali

“Liberate subito Gabriele Del Grande”. A chiederlo è anche il Consiglio comunale di Modena che attraverso una mozione urgente approvata ad unanimità nella seduta di giovedì 20 aprile esprime “solidarietà e vicinanza al giornalista italiano e alla sua famiglia” e chiede “alle autorità italiane di continuare a chiedere con forza l’immediata liberazione del giornalista nel pieno rispetto dei diritti umani e delle convenzioni internazionali firmate anche dalla Turchia”. Il Consiglio inoltre “si unisce alle associazioni, alle organizzazioni e ai singoli che in queste ore si stanno mobilitando con manifestazioni pubbliche per ottenere la liberazione del nostro connazionale”.

Illustrando la mozione, firmata da Art.1 Mdp, M5s, Per me Modena, Forza Italia, Pd, Idea-PeL e Cambiamodena, il consigliere Paolo Trande ha ricordato che il documentarista e regista italiano, attualmente in isolamento, è stato fermato dalle autorità turche in una zona prossima al confine con la Siria e tradotto nel penitenziario di Mugia, ma ad oggi non è dato sapere quali accuse sarebbero alla base del fermo e della sua detenzione. Da notizie di stampa si sa che gli sarebbero stati sequestrati materiali e filmati girati sul posto e finalizzati alla realizzazione di un progetto editoriale indipendente “Un partigiano mi disse”. In questi 11 giorni di detenzione è stato concesso a Del Grande un solo contatto telefonico con la famiglia, mentre è stato impedito di incontrarlo al Vice-console italiano di Smirne e a un avvocato. Dalla famiglia si è appreso che il giornalista ha iniziato uno sciopero della fame e ha rifiutato di fornire informazioni sul suo lavoro. Nella giornata di mercoledì 19 aprile anche il ministro degli Esteri Alfano ha chiesto l’immediata liberazione di Gabriele Del Grande.

EDIFICABILITÀ EX ARISTON, SI VALUTERÀ NEL PIANO URBANISTICO 

L’assessora Vandelli ha risposto all’interrogazione consiliare di Morandi (FI)

L’edificabilità dell’area dell’ex cinema Ariston a Modena, oltre 7 mila metri quadrati di verde in via Guarini, tra via della Pace e via Venturi, verrà valutata nell’ambito del percorso di definizione del nuovo Piano urbanistico dopo aver svolto gli approfondimenti sulla qualità ambientale della città e stabilita l’introduzione dei nuovi paradigmi urbanistici. Lo ha spiegato l’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli rispondendo in Consiglio comunale oggi, giovedì 20 aprile, all’interrogazione di Alfonso Morandi (Forza Italia) il quale, descrivendo l’area dell’ex cinema estivo come “squalificata e degradata” (mentre in precedenza “era considerata una parte della città residenziale di qualità e di pregio”), chiedeva se non fosse “arrivato il momento di sciogliere i lacci del Psc e del Rue che impediscono il recupero economico dell’area a vantaggio non solo della proprietà, ma anche e soprattutto dei residenti che auspicano di vedere la loro zona più bella e vivibile”.

In particolare, Morandi chiedeva di sollecitare “una proposta condivisa con la proprietà che consenta il recupero funzionale dell’area e la sua rinascita mediante la progettazione del comparto, destinandone una parte a verde e una parte alla costruzione di abitazioni e servizi”.

L’assessore Vandelli ha ricordato che l’area dell’ex Ariston, una sorta di “piccolo parco urbano” che si è sviluppato spontaneamente nel corso degli anni, venne inserita nel 2000 in un Piano particolareggiato di iniziativa pubblica, oggi scaduto, denominato “Desideri nel verde” che aveva l’obiettivo di realizzare aree verdi di quartiere inserite nel quadrante di città, considerato carente da questo punto di vista, compreso tra le vie Buon Pastore, Sigonio, Giardini e Amendola. Lo strumento prevedeva la cessione al Comune delle aree di proprietà privata in cambio di benefici urbanistici da definire in accordo con i privati. “Pochi proprietari hanno sottoscritto l’accordo con il Comune – ha aggiunto Vandelli – e anche per l’area in esame non è stata trovata una soluzione condivisa. La questione ora verrà affrontata nel percorso del nuovo Piano urbanistico”.

In particolare, ha spiegato l’assessora, si terrà conto dei principi della nuova legge regionale che “tiene ferme le dotazioni in essere, salvo l’utilizzo delle aree a standard per nuove dotazioni utili per concorrere a funzioni ambientali”. I temi di sfondo sono quelli dei cambiamenti climatici, della resilienza, delle isole di calore, della qualità dell’aria, del clima acustico e della qualità urbana. “L’obiettivo – ha commentato Vandelli – è avere una città sana in cui si vive bene tutti e a lungo. In questa prospettiva è importante la qualità ambientale data da un sistema di verde quanto più possibile costituito da elementi tra loro connessi”.

In sede di replica il consigliere Morandi, parlando di “degrado e incapacità di risolvere i problemi”, si è detto “profondamente amareggiato e deluso dalla risposta, perché la questione – ha sottolineato - meritava una risposta concreta e operativa, non filosofica. Non si può tener fermo tutto per 17 anni, inoltre la zona, servita dal Bonvi Park, non è certo carente di verde”.

“SÌ AI CHIOSCHI NEL PARCO MA RIDUCENDO GLI IMPATTI”

L’assessore Vandelli ha risposto a un’interrogazione di Morandi (FI). Proposte da privati: “Valuteremo, ma senza interferenze con l’evoluzione processuale”

Confidiamo in una soluzione positiva della vicenda processuale e nel contempo “ci prepariamo a realizzare un progetto che consenta comunque una presenza di chioschi nel Parco delle Rimembranze, utili anche per garantire maggiore sicurezza, riducendo però al minimo gli impatti”. Lo ha ribadito l’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli rispondendo in Consiglio comunale oggi, giovedì 20 aprile, all’interrogazione di Alfonso Morandi (Forza Italia) che chiedeva all’Amministrazione comunale “di trovare con urgenza soluzioni” al problema dei chioschi sotto sequestro al parco delle Rimembranze. Morandi, dopo aver ricordato come, a suo parere, le strutture in cemento armato imposte dal Comune non avrebbero potuto essere realizzate in base al regolamento edilizio urbano, chiedeva in particolare all’Amministrazione di “mettere in campo il massimo dell’impegno per porre termine a una situazione che ha portato al degrado” del parco e di aggiornare il Consiglio su eventuali trattative in corso con la Procura, come riferito dalla stampa locale.

L’assessore Vandelli ha iniziato ricordando la vicenda processuale in corso e auspicando una conclusione in tempi rapidi, con una decisione che “orienterà l’azione del Comune, fermo restando che il Parco delle Rimembranze, per garantire maggiori livelli di sicurezza e nel rispetto dei vincoli posti dalla Soprintendenza, ha bisogno dei chioschi: occorre restituire alla comunità un luogo di incontro e di passeggio”.

In ogni caso, ha spiegato Vandelli, la conclusione del giudizio di primo grado non è decisiva, è possibile l’appello e esiste il rischio della prescrizione che rappresenterebbe “una situazione di incertezza”. Pur confidando in una soluzione positiva, quindi, l’assessora ha annunciato che ci si sta preparando a “un progetto che riduca al minimo gli impatti, lavorando su cinque presenze all’interno del parco e chioschi di dimensioni inferiori a quelle massime previste nel progetto originale. Modena ha bisogno di riappropriarsi del suo passaggio storico, con chioschi adeguati dal punto di vista sanitario e che garantiscano sicurezza”.

Nel frattempo, ha annunciato Vandelli, i privati stanno avanzando proposte che vanno in questa direzione e Bobotti, per esempio, ha presentato un progetto senza uso di cemento (con plinti imbullonati) che, partendo dalla collocazione storica del chiosco, è caratterizzato da soli quattro moduli, invece dei sei originali, (salvaguardando gli spazi obbligatori per le normative sanitarie e del lavoro: area per dipendenti, bagno per il pubblico, zona per il trattamento dei cibi. “Si riduce a un solo modulo di 4 metri per 4, quindi, lo spazio per i clienti – ha spiegato Vandelli – e si delinea un chiosco aperto prevalentemente tra aprile e settembre. Stiamo approfondendo i contenuti della proposta da valutare anche in relazione con l’evoluzione processuale, ma senza interferenze: non ci sono trattative in corso, ma continua appunto il dialogo con i privati”.

Rispetto all’estate, inoltre, l’assessora ha spiegato che si stanno verificando se sussistono le condizioni per riproporre anche quest’anno la situazione del 2016 con la possibilità di aperture estive dei tre vecchi chioschi, le strutture esistenti non soggette a sequestro penale (Lido Park, Serafini, El Paseo – ex Blue Moon), se in regola con i requisiti igienico sanitari e di sicurezza previsti dalle norme. Dopo le verifiche, verranno comunicate le procedure per l’eventuale presentazione delle domande.

Nella replica Morando ha sottolineato come sia “evidente che la soluzione non è per nulla definita, sono tutte valutazioni lontane non sufficientemente chiare, tutte da discutere e credo da affrontare anche con il parere della Soprintendenza. Mi auguro che, se anche parziale o provvisoria, si riesca a trovare una soluzione per consentire una minima fruibilità del parco già da quest’estate”.

 

 

 

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