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Giovedì 01 Febbraio 2018 - ore 20:36

Dal Consiglio Comunale / Fonderie / Passo significativo per spostamento a Modena

L’assessore Bosi ha risposto a un’interrogazione di Malferrari (Art.1 Mdp/Per me Modena): firmato il Protocollo con l’Azienda, tra gli obiettivi la difesa dei lavoratori. I temi discussi oggi in Giunta

“La firma del Protocollo avvenuta il 29 gennaio e la conferenza stampa di questa mattina dove lo stesso Moretti ha ribadito la volontà di non spezzare il filo storico che lega le Fonderie cooperative e la città di Modena, sono un significativo passo avanti verso l’individuazione di una soluzione che tenga in equilibrio i diversi aspetti di una vicenda complessa”.

Lo ha sottolineato l’assessore al Lavoro del Comune di Modena Andrea Bosi rispondendo in Consiglio comunale giovedì 1 febbraio all’interrogazione di Marco Malferrari relativamente alla delocalizzazione delle Fonderie Cooperative di Modena. Il consigliere di Art.1 Mdp/Per me Modena ha chiesto se non si ritenesse convocare con la massima urgenza un tavolo congiunto che affronti e chiarisca definitivamente il ruolo delle Fonderie cooperative con la finalità di scongiurare la delocalizzazione produttiva e salvaguardare l’occupazione.

Riqualificazione ambientale e rigenerazione urbanistica dell’area di via Zarlatti con cessazione dell’attività delle Fonderie entro il 31 gennaio 2022; delocalizzazione in un sito comunale più distante da aree densamente urbanizzate; difesa dei lavoratori e diritto dell’impresa a proseguire la propria attività come sorgente di lavoro e quindi pezzo importante dell’economia modenese sono i quattro obiettivi fondamentali del Protocollo appena firmato da Comune e Fonderie Cooperative, ha spiegato l’assessore.

“A questo si aggiunge che le dichiarazioni di Moretti – ha sottolineato Bosi - fanno ben sperare sul fatto che la volontà della società, come quella dell’Amministrazione, sia davvero di delocalizzare il sito produttivo in una zona di Modena e non a Padova”.  L’assessore, ha ricordato la complessità della questione sul piano politico “perché bisogna tenere in equilibrio diversi elementi: ascolto dei cittadini, sperimentazione delle tecnologie, sopravvivenza dell’azienda, tutela dei posti di lavoro (70 solo a Modena ma si parla di quasi 200 con altro stabilimento di Codigoro), individuazione di aree più idonee, tutela dell’ambiente”. E ha ribadito che “l’impegno del Comune è totale sia sul piano dell’ascolto dei cittadini sia sul piano dell’individuazione delle aree da sottoporre all’azienda per procedere con la delocalizzazione.

Bosi ha anche osservato che dal 15 gennaio è operativo l’impianto sperimentale con iniezione di carboni attivi nelle condotte di aspirazione a monte dei filtri attivi per l’abbattimento delle emissioni e la mitigazione degli odori e che a giorni si riunirà il tavolo tecnico per fare una prima valutazione sull’efficacia dell’intervento.

PERCORSO CHE RICHIEDE IMPEGNO COMUNE

Trasformata in interpellanza l’interrogazione di Malferrari. I consiglieri intervenuti hanno insistito sull’importanza di favorire il delicato iter della delocalizzazione

L’interrogazione di Marco Malferrari (Art.1 Mdp/Per me Modena) sulle Fonderie Cooperative di Modena è stata trasformata in interpellanza da Andrea Galli di Forza Italia che ha parlato di “colpa gravissima dell’amministrazione: dobbiamo festeggiare l’aver sventato il rischio di perdere posti di lavoro – ha affermato - ma non va dimenticata la responsabilità di chi ha permesso che venisse costruito un quartiere residenziale di fianco ad un’azienda che già allora era impattante. Questo fu un errore dell’amministrazione comunale che dovrebbe fare un mea culpa”.

Non si è detto d’accordo Carmelo De Lillo del Pd per il quale è invece il momento di “celebrare: il tema oggi è l’aspetto occupazionale ed è il momento di riconoscere che questi sono stati mesi di lavoro impegnativi per l’amministrazione comunale, di cui la conferenza stampa di stamattina di Moretti è anche il riconoscimento”.

Marco Chincarini (Art.1 Mdp/Per me Modena) ha detto di voler piuttosto “prendere atto che oggi in quel territorio le case ci sono e la risposta approvata dal Consiglio comunale è un ottima risposta”. Il consigliere ha quindi rivolto un appello a tutti a “essere uniti nell’impegno volto a favorire il delicatissimo percorso di delocalizzazione che coinvolge i cittadini, i lavoratori e le loro famiglie”.

Mentre Giuseppe Pellacani di Forza Italia ha ribadito: “Abbiamo trovato la soluzione migliore possibile, ma occorreva pensarci prima di costruire un insediamento urbano in quella zona. Si prospetta oggi una soluzione che si poteva ipotizzare già in passato: questo deve essere un monito a pensare alle scelte con maggiore lungimiranza”.

Anche per Elisabetta Scardozzi del M5s “sono stati fatti errori nel passato” e ora “è tutto il Consiglio comunale che si sta muovendo per la tutela del territorio e dei cittadini che per primi si sono sollevati. Il richiamo è quindi a impegnarci tutti nel controllare e tutelare la città, i lavoratori e i cittadini”.

Mentre secondo Marco Forghieri del Pd “pianificazione urbanistica e lavoro sono aspetti da tenere ben separati e quando è stato progettato il comparto difficilmente ci poteva essere una tale sensibilità ambientale. Dal punto di vista occupazionale è giusto festeggiare, ma anche considerare gli aspetti ricordati da Moretti sulle difficoltà a lavorare in presenza di prescrizioni che non servono e i controlli avvengono tutti i giorni”. Diego Lenzini (Pd) ha invitato a considerare le trasformazioni avvenute negli anni: “Se già allora si fosse tenuto conto di questi aspetti si sarebbe costruire fuori dall’anello delle tangenziali e non avremmo realizzato un intero pezzo di città”, ha detto ponendo anche l’attenzione “sul rischio che ora non si voglia la Fonderia da nessuna parte: ci vuole responsabilità e coerenza nell’affrontare la questione del dove spostarla”.

Per Luca Fantoni del M5s “negli anni sono state fatte scelte non più attuali. Per evitare ancora di fare scelte non lungimiranti, occorre trovare una posizione che non sia di impatto sulla cittadinanza e che abbia un futuro”.

Infine, Malferrari si è detto soddisfatto della risposta dell’assessore e ha parlato di un “aggiornamento confortante, perché l’amministrazione deve mettere a disposizione tutte le risorse possibili affinché venga attuato quanto stabilito dal Consiglio. È giusto fare il possibile perché la soluzione individuata abbia un lungo respiro” ha aggiunto, ricordando che negli anni ’50, quando nacque, la Fonderia era una delle risposte alla cittadinanza che aveva bisogno di lavorare con una dotazione infrastrutturale valida e di avviare un’imprenditorialità diffusa che è stata l’ossatura della nostra economia; poi sono cambiate le esigenze e c’è stato il tentativo di riqualificare quell’area un pezzo alla volta”.

Concludendo l’assessore Andrea Bosi si è detto sorpreso della piega presa dal dibattito, mentre l’interrogazione era incentrata sulla tutela dei posti di lavoro. “L’amministrazione ci ha messo la faccia – ha detto - ha ascoltato le istanze dei residenti della zona e dei rappresentanti sindacali dei lavoratori e ha provato a fare sintesi mettendo insieme le ragioni di tutti. La firma del Protocollo è un passo decisivo, non l’ultimo. Il percorso è ancora lungo e ora si chiede all’azienda di investire parecchio”.

VIA LIBERA AL BOSCO URBANO NELL’AREA DI VACIGLIO

Sorgerà accanto alla zona da edificare, in continuità con il bosco già esistente. Ok del Consiglio comunale con il voto della maggioranza. Un concorso per il nome

Nell’area di 87 mila e 180 metri quadrati tra via Vaciglio, via Morane e strada Nuova Estense a Modena, che si trova accanto alla zona in cui è prevista la costruzione di 26 edifici con 550 alloggi, verrà realizzato un bosco urbano con oltre 8 mila piante, di cui 3.900 ad alto fusto, in continuità con l’area boschiva già esistente in via Tignale del Garda. Lo ha stabilito il Consiglio comunale approvando nella seduta di oggi, giovedì 1 febbraio, la delibera illustrata dall’assessora all’Urbanistica Anna Maria Vandelli con la quale si decide di indirizzare la destinazione di quell’area, acquisita gratuitamente dal Comune in seguito all’Accordo stipulato nel 2011, a bosco urbano procedendo alla predisposizione di un progetto di forestazione.

In questo modo viene ribadita anche la volontà di non sfruttare l’ulteriore potenzialità edificatoria dell’area nella quale avrebbero potuto essere realizzati ulteriori 315 alloggi oppure strutture per attrezzature e servizi.

La delibera è stata approvata dai gruppi di maggioranza (Pd e Articolo Uno - Movimento Democratico e Progressista - Per me Modena, con l’astensione del consigliere Marco Chincarini); voto contrario di Movimento 5 Stelle e Idea Popolo e Libertà; astensione anche per Forza Italia, Cambiamodena ed Energie per l’Italia.

Approvata anche una mozione proposta dai due gruppi di maggioranza, e votata anche da Cambiamodena, per chiedere che venga individuato un nome per il bosco già nella fase di progetto tenendo conto dei criteri storici e territoriali. La mozione chiede anche, nell’ambito del percorso di condivisione del progetto, che sia promosso un concorso di idee tra le scuole del quartiere per raccogliere proposte di nomi da sottoporre alla commissione Toponomastica.

Si sono astenuti il Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Energie per l’Italia e Idea Popolo e Libertà.

L’obiettivo dell’iniziativa, è spiegato nella delibera, è quello di innalzare considerevolmente il valore ecologico del comparto, aumentandone “la biodiversità e la capacità di fornire servizi ecosistemici”. In particolare, i tecnici prevedono “un aumento rilevante della qualità e quantità degli habitat e della capacità di regolazione del microclima locale, in misura assai superiore a un’area edificata ma anche rispetto a un seminativo, come è attualmente presente”.

L’inserimento del bosco urbano in quella zona, inoltre, contribuisce a disegnare “la trama del paesaggio di margine, configurandosi quale connessione ecologica e percettiva tra il bosco urbano esistente e il territorio rurale”. In questo modo, conclude la delibera, si estende e si completa un sistema di verse che “penetra fino al centro storico senza soluzione di continuità, seppur mutando struttura, disegno e funzione”.

Un primo schema di progetto è già stato preso in esame dalla Giunta comunale. Il costo previsto è di 400 mila euro. Oltre a 3.900 piante ad alto fusto, ne sono previste altre 4.500 più piccole, a cespuglio. Le essenze adottate sono quelle classiche da forestazione e sono soprattutto autoctone.

Insieme alla piantumazione di alberi e siepi, è previsto anche un impianto di irrigazione di tipo aereo a spalliera bassa, realizzato in modo da supplire ai periodi sempre più frequenti di forte siccità estiva. L’irrigazione è prevista fino al completo sviluppo delle piante, in seguito rimarranno in ogni area pozzetti per irrigare manualmente all’occorrenza.

POLVERI SOTTILI, VALORE MEDIO ANNUO AL DI SOTTO DEI LIMITI

L’assessore Guerzoni ha risposto in Consiglio comunale a un’interrogazione di Giuseppe Pellacani (Energie per l’Italia) sul termovalorizzatore di via Cavazza

Nonostante gli episodi acuti registrati nel 2017, con 83 giorni di superamento del valore limite giornaliero fissato per le Pm10, il dato della media annua a Modena rimane positivo: anche nel 2017 infatti, come accade con continuità dal 2012, non è stato superato il valore limite dei 40 microgrammi per metro cubo. Lo ha detto l’assessore all’Ambiente del Comune di Modena Giulio Guerzoni che, rispondendo oggi, giovedì 1 febbraio, in Consiglio comunale all’interrogazione proposta da Giuseppe Pellacani sul termovalorizzatore di via Cavazza, ha fatto il punto sui dati che riguardano l’inquinamento dell’aria.

Anche per quanto riguarda le Pm2,5, ha spiegato Guerzoni, il dato della media annua è rimasto al di sotto del valore limite previsto di 25 microgrammi per metro cubo. Sempre nel 2017 si è superato (di 2 e 5 microgrammi nelle due centraline provinciali) il valore di media annuale per il biossido d’azoto ma la serie storica di questo inquinante rileva comunque una situazione in leggero miglioramento, il livello di superamento nel 2017, infatti, è stato più basso che nel 2016. Questi i dati, e “su temi come questo – ha commentato Guerzoni – dovremmo essere molto legati alla scienza e pragmatici soprattutto a livello nazionale. è necessario che nella prossima legislatura le forze politiche si uniscano in un patto trasversale per la Pianura padana che destini un miliardo di euro per le politiche ambientali dei Comuni”.

L’interrogazione del consigliere Pellacani prendeva il via dal possibile arrivo dei “rifiuti romani” per chiedere quanti siano stati gli sforamenti dei limiti di legge per le polveri sottili e altri inquinanti nel 2016 e nel 2017 e se, in relazione a questo, si pensi di adottare qualche misura, oltre a quelle sul traffico, che coinvolga anche il termovalorizzatore; a quanto ammonti il ricavato del gestore Hera per ogni tonnellata di rifiuti bruciati nel termovalorizzatore di Modena e a quanto il risarcimento al Comune per l’impatto ambientale dell’incenerimento dei rifiuti stessi.

I dati raccolti da Arpae (disponibili sul sito www.liberiamolaria.it), ha spiegato l’assessore, indicano che l’incidenza del termovalorizzatore sul livello delle PM10 e dell’azoto è ultraresiduale, essendo pari rispettivamente allo 0,3 e allo 0,6 per cento, in calo nella serie storica 2013-2016. “Per questo motivo il Piano aria integrato regionale non prevede tra le azioni emergenziali prescritte lo spegnimento dei termovalorizzatori presenti nelle diverse province, rivolgendosi invece alle fonti che concorrono maggiormente alla formazione delle polveri sottili e cioè il traffico stradale e il riscaldamento degli edifici.

La tariffa di smaltimento dei rifiuti urbani al termovalorizzatore è definita dall’Agenzia territoriale dell’Emilia Romagna per i Servizi idrici e rifiuti (Atersir) sulla base del principio della copertura dei costi di gestione stabilito dalla Regione e per il 2017 è stata di 119 euro per tonnellata. I rifiuti speciali sono invece soggetti a libero mercato e quindi le tariffe sono oggetto di accordi tra i privati. In caso di emergenza smaltimento di rifiuti urbani indifferenziati, ha spiegato l’assessore Guerzoni, il prezzo, come stabilisce l’accordo di programma tra la Regione e i gestori (il cui riferimento normativo è il decreto Sblocca Italia), è oggetto di specifico accordo tra i soggetti gestori. Una delibera regionale stabilisce poi un ulteriore contributo pari a un massimo di 20 euro a tonnellata a titolo di ristoro ambientale a beneficio del Comune che ospita l’impianto. Nel bilancio assestato 2017 del Comune di Modena questa cifra è stata di 1 milione 700 mila euro. La quota a ristoro del disagio ambientale, ha specificato l’assessore, viene classificata dai Comuni come spesa corrente e contribuisce a finanziare le diverse politiche per la tutela e il miglioramento dell’ambiente urbano come incentivi alla mobilità sostenibile, la costruzione di piste ciclabili, interventi di mitigazione ambientale.

Nell’interrogazione il consigliere Pellacani chiedeva infine a che punto sia il progetto di utilizzare il calore emesso dal termovalorizzatore per il teleriscaldamento e, infine, se “a fronte del crescente impegno dei cittadini modenesi per la raccolta differenziata si preveda una riduzione delle tariffe e della quantità di rifiuti destinati all’impianto”.

Guerzoni ha quindi risposto che il progetto di teleriscaldamento per il comparto dell’ex Mercato bestiame, che si sarebbe aggiunto a quello storico, e in funzione, del Villaggio Giardino, è stato sospeso già nella precedente consigliatura in seguito alla mancata realizzazione della cosiddetta “terza linea” del termovalorizzatore di via Cavazza, dove oggi è in funzione un’unica linea.

Sulla raccolta differenziata l’assessore ha ricordato che gli incentivi economici sono già attivi a Modena, incidono sulla riduzione della Tari e saranno rafforzati anche nel 2018 attraverso modifiche al Regolamento. Nel 2017 circa 25 mila utenze domestiche e oltre 1.200 non domestiche hanno ottenuto incentivi o riduzioni sulla Tari per un totale di oltre un milione di euro: oltre 225 mila ottenuti tramite il sistema di tessere elettroniche dei centri di raccolta e circa 800 mila attraverso le riduzioni previste dal Regolamento.

Dopo aver chiesto la trasformazione in interpellanza, Simona Arletti (Pd) ha affermato che sul tema dei rifiuti la Regione ha effettuato precise scelte politiche e si è dotata di strumenti per raggiungere gli obiettivi. Del quadro, ha detto la consigliera, “fanno parte anche gli inceneritori che non hanno più valenza provinciale ma rispondono a esigenze regionali. Siamo quindi parte di un sistema che punta ad aumentare il più possibile la differenziata ma che ha ancora bisogno degli inceneritori per la parte residuale”.

Nella replica il consigliere Pellacani ha ribattuto che “se è vero che l’orizzonte non può più essere solo locale non dobbiamo ignorare che l’inceneritore resta comunque a Modena e quindi la nostra città richiede un’attenzione maggiore perché non c’è dubbio che dia il suo contributo a una situazione locale che è già difficile”. Il consigliere ha quindi annunciato una proposta “riferita sia alla quantità che alla qualità dei rifiuti che vengono inceneriti in via Cavazza perché al comportamento virtuoso dei modenesi sulla differenziata possa corrispondere, in prospettiva, un beneficio che non sia solo economico”.

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